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Vita e miracoli di San Filippo d'Agira Stampa E-mail

 

Il popolo agirino ama collocare San Filippo nel I sec., durante l'impero di Nerone e considerare perciò San Pietro in persona il pontefice che lo consacra presbitero e lo invia in Sicilia per svolgere la missione di taumaturgo ad Agira.

La nascitadi San Filippo

 

Filippo nasce in Tracia quando i genitori sono ormai avanti negli anni e hanno perduto i figli nati precedentemente. Questi, infatti erano stati travolti dalle acque del fiume Sagari il giorno della festa dell'Esaltazione della Croce, mentre con il bestiame lo stavano attraversando.

i genitori, quando vengono informati della disgrazia non sanno darsi pace e, prostrati dal dolore, pregano Dio di voler loro concedere la grazia e la gioia di un nuovo figlio.

Dio, apparso in sogno all'anziana donna, la rassicura che le sue preghiere hanno trovato ascolto e saranno presto esaudite e chiede di dare al bambino che nascerà il nome Filippo. Questa, svegliatasi, racconta tutto al marito e dopo nove mesi i due accolgono pieni di gioia e di gratitudine il nuovo figlio al quale viene imposto il nome Filippo.

Ordinazione diaconale e partenza per Roma

Dopo un'infanzia trascorsa nello studio della parola di Dio e dopo aver consolidato la propria formazione cristiana, Filippo viene ordinato diacono alla età di ventuno anni e parte alla volta di Roma. Qui lo spinge il desiderio di conoscere la città e il suo vescovo di cui aveva sentito parlare dai genitori e soprattutto dalla madre.

La tempesta sedata

Durante il viaggio per mare Filippo insieme agli altri passeggeri della nave rischia di morire annegato a causa di una tempesta che ingrossa le acque. Tutti allora si rivolgono a Filippo perché con la sua preghiera ottenga da Dio la salvezza.

La preghiera fiduciosa di Filippo e l'intervento dello stesso apostolo Pietro, apparso al nocchiero della nave, riescono ad evitare il naufragio permettendo a tutti di arrivare incolumi a Roma.

Qui Filippo giunge assieme ad Eusebio, un monaco che conosce il latino, lingua a lui sconosciuta, e che gli sarà compagno per tutta la vita.

Ordinazione sacerdotale e invio in Sicilia

Non appena Filippo giunge a Roma viene convocato dal pontefice che era stato informato del suo arrivo per ispirazione divina. Il papa lo invita così a partecipare alla celebrazione liturgica e a svolgere il su ministero diaconale. Attraverso l'imposizione delle mani e la benedizione, il pontefice consente a Filippo di esprimersi in latino all'interno della liturgia. Questo miracolo si ripete quando Filippo esprime il desiderio di parlare latino anche in contesti che non siano liturgici. Il papa stesso, dopo aver operato il miracolo, lo ordina sacerdote e lo invia in Sicilia con la missione di evangelizzare e soprattutto di liberare Agira dai demoni che vi si sono rifugiati. In questa occasione il papa consegna a Filippo un decreto, scritto da lui stesso, perché con esso lotti contro le potenze demoniache. Filippo, dopo aver preso il decreto e aver promesso fedeltà al pontefice, prega Iddio perché lo aiuti nella missione affidatagli. Quindi s'imbarca insieme ad Eusebio su una nave che li porta fino alla città di Messina.

Arrivo ad Agira di San Filippo

Raggiunta Messina Filippo ed Eusebio partono a piedi alla volta di Agira. Giunti nella città, si siedono in un antro all'interno del quale Filippo per tre giorni compie numerose guarigioni. Quindi sale sulla sommità del monte, posto di fronte all'Etna e in cui si trovano alcuni demoni qui rifugiatisi dopo essere stati liberati dai vasi in cui erano rinchiusi a Gerusalemme. Filippo, utilizzando il volume consegnatogli dal pontefice, impartisce una benedizione in seguito alla quale vede i diavoli precipitarsi giù dal monte, gridando il proprio dolore per essere stati raggiunti e scacciati dalla potente mano dell'apostolo.

L'azione apostolica e la vita sacerdotale

Ad Agira Filippo vive una vita sacerdotale austera prendendo come dimora la grotta che si trovava ai piedi del monte, fuori le mura della città. Sempre dedito alla preghiera, alla penitenza e all'evangelizzazione. Lo spirito apostolico lo spinge a lottare con le armi soprannaturali per liberare gli uomini dalle insidie del maligno e guidarli nella via della fede. Se durante il giorno era impegnato con gli uomini, ben volentieri toglieva delle ore al sonno della notte per dedicarsi al colloquio filiale e fiducioso con Dio.

E', ad Agira, uno strenuo operatore di pace, annunciatore fedele del Vangelo, insegna il comandamento dell'amore, lo pratica perdonando quanti lo combattono, testimoniando, così, che, coloro che vivono nell'amore di Cristo Gesù, possono perdonare e amare come lui perdona ed ama.

Si prodiga per le persone bisognose, poveri, malati, emarginati. Presto si diffonde la sua fama di taumaturgo e operatore di miracoli.

Guarigione della fanciulla indemoniata

Quando viene presentata a Filippo una fanciulla , figlia di un uomo ricco e timorato di Dio, che era tormentata da uno spirito immondo, appena ella giunge al suo cospetto, il Santo impone su di lei le mani ed ordina al demonio che la tormenta di lasciarla libera nel nome di Gesù Cristo e per intercessione dell'apostolo Pietro.

Distruzione degli idoli pagani

Il miracolo appena compiuto da Filippo fa sì che una moltitudine di uomini e donne, posseduti dal demonio, vengano liberati dagli spiriti immondi dopo aver chiesto ed ottenuto la sua intercessione. In questo stesso momento è grande e potente l'azione di Filippo che riuscì anche ad indurre gli abitanti di Agira a porre fine ai riti demoniaci ed alla offerta di doni presso le tombe dei defunti. Così, mentre distrugge le statue dei falsi dei e i templi loro dedicati , il santo sacerdote si prodiga nella predicazione e nella edificazione e consacrazione di nuovi luoghi di culto.

Qui il popolo di Agira può finalmente adorare l'unico vero Dio, ormai libero dalla superstizione e dal culto degli dei menzogneri verso cui Ii guidava l'azione del demonio.

La resurrezione del fanciullo Giovanni

Un giorno, mentre Filippo sta recandosi in un luogo appartato per pregare, gli viene incontro una coppia di sposi piangenti e disperati a causa della morte del loro unico figlio.

Il ragazzo di nome Giovanni, infatti, era andato poco prima ad attingere dell'acqua alla fonte detta Maimone e, avendola assaggiata, era morto all'istante. Filippo, conosciuto l'accaduto, corre presso la fonte e, visto il ragazzo privo di vita, lo prende per mano e lo invita a svegliarsi, chiamandolo per nome e invitandolo ad alzarsi nel nome del Dio dei viventi. Filippo non ha ancora finito la sua esortazione che già Giovanni apre gli occhi e il santo sacerdote può così consegnarlo ai suoi genitori e insieme a loro lodare e ringraziare Dio per quanto ha appena operato. Filippo allora rivolgendosi al demonio, che avvelenava l'acqua della fonte, lo condanna a restare incatenato nella grotta, in cui ha scelto di abitare, fino alla fine dei tempi. “Sarai liberato quando cadrà Pasqua a maggio”, dice Filippo.

Guarigione di Atanasio

Un giorno Filippo stava seduto a leggere e a meditare il Vangelo, quando gli si fa incontro un vecchio avaro, chiamato Atanasio, che era stato morso da una vipera.

Questi con il corpo ormai pieno del veleno mortale, si avvicina a Filippo, lamentandosi per il dolore e implorando di essere guarito. Allora il Santo, dopo avergli fatto promettere che una volta guarito si terrà lontano dal compiere le malvagità che hanno caratterizzato la sua vita precedente, sputa a terra e, dopo aver fatto del fango con la saliva, glielo spalma sulla ferita rendendogli la salute.

Guarigione di una donna

Una donna giaceva a letto ormai vicina alla morte a causa di un feto morto già da quattro giorni. Quand'ecco passa vicino alla sua casa Filippo che chiede ai suoi familiari quale dolore travaglia la donna. Così, conosciuta la causa del suo male, prende dell'acqua con le mani e la versa in una tazza. Poi esorta i parenti di fare bere l'acqua alla donna nel nome del Signore. Quando la donna beve l'acqua il parto è immediato ed ella è guarita all'istante.

Guarigione di un'emorroissa

Nella regione c'era una donna che soffriva un flusso ininterrotto di sangue da nove anni e, pur avendo consultato molti medici e spese molte ricchezze, non era riuscita a trovare un rimedio e a stare meglio. Questa, avendo sentito parlare del Santo e delle grandi cose da lui compiuti, si reca da Filippo e , poiché egli stava celebrando la Messa, si mette in disparte ma abbastanza vicino al luogo dove egli celebra i sacri misteri.

Così quando Filippo si lava le mani, la donna prega il suddiacono perché le dia l'acqua con cui il Santo si è appena lavato e gli porge un panno di lino con cui egli possa asciugarsi. Così quando Filippo si lava le mani il suddiacono dà l'acqua alla donna e questa, ricevutala con fede e bevutane una parte, è subito risanata per volere di Dio. Poi porta a casa il panno con il quale il Santo si è asciugato le mani e, trovando una donna che giaceva ammalata da tre anni, glielo mise addosso pregando Dio affinché per l'intercessione del suo santo sacerdote la risani. Nel momento in cui la donna è toccata dal lino torna ad essere sana e, alzatasi, dà lode a Dio che per mezzo dei suoi servi opera tali guarigioni.

Guarigione di Leonzio

Un giorno mentre Filippo stava celebrando la festa dell'apostolo Pietro giunge da lui un uomo di nome Leonzio la cui gamba presentava una ferita in putrefazione. Questi giunto al cospetto del Santo Filippo grida a gran voce perchè conceda anche a lui una grazia. Allora San Filippo, mosso a compassione, ordina al suddiacono di prendere l'acqua con la quale si è appena lavato le mani, di uscire fuori dalla chiesa, di impastare della terra e con questo unguento di medicare la ferita di Leonzio. Il suddiacono compie ciò che San Filippo gli ha ordinato ed ecco Leonzio ritorna sano per grazia di Dio e per intercessione del santo sacerdote Filippo.

I dodici uomini di Agrigento

L'intercessione di Filippo non si ferma solo ai casi di malattia fisica, perché chiunque sia in difficoltà per qualsiasi motivo e per intervento del maligno ottiene da lui aiuto e sostegno. Dodici uomini, infatti, della regione di Agrigento erano caduti in un intrigo ed erano stati accusati dal loro arconte presso il governatore di aver cospirato contro lo stesso governatore. L'accusa terribile aveva fatto sì che essi venissero condannati alla pena capitale e condotti in catene a Catania per essere giustiziati. Lungo il cammino avevano pregato i soldati, ricompensandoli con del denaro, di condurli ad Agira per incontrare San Filippo nella speranza di ottenere, grazie all'intervento di questo, un trattamento clemente da parte del governatore. I soldati, mossi a pietà, acconsentirono che si sostasse ad Agira per incontrare il Santo. Quando i prigionieri giungono davanti al tempio di Filippo levando grandi grida per implorare il suo intervento in modo da smascherare l'arconte che ha scritto su una lettera, debitamente sigillata, un'ingiusta e falsa accusa a causa della quale vengono condotti dal governatore per essere giustiziati anche se innocenti.. Mentre parlano ed implorano l'intervento di San Filippo, mostrano la lettera sigillata. Filippo, allora, prega Dio perché grazie alla potenza divina e alla sua intercessione, nella pergamena sia scritto che i dodici uomini sono stati accusati ingiustamente dall'arconte permettendo così che il governatore sia benevolo nei loro confronti e li rimandi a casa senza punirli. Rincuorati dalla preghiera di San Filippo, gli uomini partono alla volta di Catania scortati dai soldati. Giunti al cospetto del governatore, questi, aperta e letta la lettera, ordina ai soldati di liberare gli uomini dalle catene perché non hanno commesso alcun reato e non hanno tramato nulla contro di lui. Decreta, inoltre, che, poiché i dodici agrigentini sono stati accusati ingiustamente, sia dato loro del cibo ed il permesso di tornare a casa liberi. Così gli uomini tornano a casa glorificando Dio che per mezzo del suo sacerdote Filippo li ha liberati dall'intrigo.

Quando essi giungono ad Agrigento, l'arconte è preso dall'ira e un demonio si impadronisce di lui tormentandolo. Allora i dodici gli consigliano di recarsi da Filippo perché interceda per lui e lo liberi dallo spirito maligno. Così l'arconte si reca di corsa da Filippo e lo supplica di liberarlo

dal demonio che lo tormenta. Filippo, dopo avergli fatto notare che non merita la guarigione a causa della sua stolta condotta, a seguito delle insistenze del sofferente ordina allo spirito di uscire da lui nel nome di Cristo morto e risorto.

Così anche onest'uomo viene risanato e torna a casa glorificando Dio.

Tre uomini dalla Lidia

Tre uomini provenienti dalla Lidia erano giunti in Sicilia con una somma di denaro per comprare del grano. Satana, però, suggerisce ad uno di loro di sottrarre la somma che avevano in comune e di occultarla. Gli altri due sconcertati e pieni d'affanno per aver perso il denaro, avendo sentito parlare dei miracoli compiuti da Filippo, si recano da lui e lo implorano di aiutarli a ritrovare il denaro perduto.

Allora Filippo dice loro di stendere le mani sul fango dove eeli si trova e di prenderne una manata.

Dopo che i tre uomini fanno ciò che il Santo ha loro richiesto, San Filippo li invita a stendere per la seconda volta le mani. Così quando due di essi stendono le mani, appaiono pulite come se fossero state lavate. Colui, invece, che aveva commesso il furto non riesce a liberare la mano perché il fango si era seccato e gli tratteneva le dita. Quindi San Filippo lo esorta a restituire il denaro ai compagni ed ottenere così la guarigione delle mani.

Preghiera di Filippo e fuga dei demoni

Un giorno Filippo ed il suo amico e compagno Eusebio vanno a pregare nella chiesa dedicata all'apostolo Pietro. Durante la preghiera notturna, verso mezzanotte, sentono la voce di uno spirito immondo che invita gli altri compagni a fuggire via perché Filippo è salito sul monte ed il fuoco li sta distruggendo. Allora Eusebio chiede a San Filippo ragione del grido che ha udito e il Santo gli risponde che quelli sono spiriti immondi immigrati da un'altra regione e lo esorta a continuare a pregare perché Dio per mezzo di loro peccatori li ammonisca e li cacci lontano da Agira. Improvvisamente mentre erano in preghiera esce dal tempio un fuoco che stana e scaccia i demoni. Da quel giorno, grazie all'intervento di Filippo, nessun uomo, o fanciullo o bestia riceve più alcun danno a causa degli spiriti immondi che facevano prima rotolare dal monte in via Catapedonte grossi massi ogni giorno verso mezzogiorno causando dei morti e feriti tra la popolazione indifesa.

Morte di Filippo

Dopo la sua vita gradita a Dio e dopo tutti i prodigi operati, quaranta giorni prima della sua morte, Filippo appare in sogno ad un notabile della regione chiamato Belisario. Questi, dopo la visione notturna, giunge ad Agira recando con sé la sua famiglia.

Qui ecco ripetersi il sogno nel quale San Filippo gli indica la forma della chiesa che a lui dovrà essere dedicata e che sarà il luogo della sua sepoltura. Nello stesso tempo Filippo compone la sua commemorazione funebre da recitarsi in suo ricordo. Quindi, compiuti i divini misteri, il 12 maggio si sdraia nella sua santa urna e all'età di 63 anni rimette il suo spirito nelle mani di Dio, Creatore e Signore, sicuro che chiunque muore in Lui, vivrà in eterno.

Miracoli dopo la morte

Anche dopo la sua dipartita per la patria celeste, Filippo continua a beneficare quanti ne chiedono l'intercessione. Un monaco, infatti di nome Eulabio, giunto dalla città di Palermo, ottiene la liberazione da uno spirito immondo che lo tormentava terribilmente dopo che Filippo ha tracciato il segno della croce con il volume che reca in mano anche nel sepolcro. In seguito al diffondersi della fama dei suoi innumerevoli miracoli, giunge presso la sua tomba una numerosa folla di sofferenti che chiedono l'intercessione del santo sacerdote presso Dio ottenendo immediatamente la guarigione. Quanti, infatti, vengono a pregare presso il suo santo sepolcro con fede,timor di Dio e amore, sono liberati dalle tentazioni, dai pericoli, dai demoni, dalle calunnie, da ogni genere di malattia e da tutte le calamità naturali.

 

Da “San Filippo d'Agira” di Pina Daidone

 

 
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