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Aci San Filippo Stampa E-mail

Informazioni

Aci San Filippo (Jaci San Fulippu in siciliano) è una frazione del comune di Aci Catena, in provincia di Catania. Si trova al confine con il comune di Valverde. Di interesse la Basilica, con facciata settecentesca e campanile che riporta la data del 1558,le terme di Santa Venera al Pozzo e l'Eremo di Sant'Anna.

da it.wikipedia.org

Luoghi di interesse

La Basilica

All'esterno la basilica presenta una facciata realizzata su indicazioni del Battaglia fra il 1777 ed il 1783 e, sul lato sinistro, la torre campanaria. La facciata è costituita da otto colonne poste su dei basamenti di pietra lavica e di pietra bianca di Siracusa. I fusti delle colonne sono in pietra lavica, ma con il susseguirsi dei secoli sono stati ricoperti di cemento. Tra le colonne vi sono tre porte bronzee, realizzate da Domenico Gerbino nel 1987; sovrastanti sono due occhialini. Il frontespizio proietta all'esterno la diversa altezza delle tre navate interne: quella centrale, infatti, s'innalza maestosa, mentre quelle laterali, più basse, si chiudono con un'elegante balaustrata. Al di sopra di essa, lunghi rami di palma raccordano la zona inferiore a quella superiore. Al secondo le colonne corinzie continuano libere a modulare la superficie muraria che si apre da una gran finestra addolcita da un arco poggiante su due colonne minori scanalate. Chiude il prospetto un timpano curvilineo, sormontato dal gruppo scultorio dell'angelo "reggicroce", ed ai lati le statue di S. Filippo d'Agira e di S. Antonio Abate. All'interno del timpano vi è il tabello con l'iscrizione "D.O.M. TOTIUS ACIS MATER ET CAPUT". La cupola s'innalza su uno slanciato tamburo ottagonale con intorno un'agile balaustra in pietra bianca. Ed in pietra bianca di Siracusa è anche il lanternino (cubolino) che conclude armoniosamente il moderato slancio verticale della cupola. La torre campanaria, rimasta illesa al terremoto del 1693, si divide in due parti: quell'inferiore era stata l'antica torre d'avvistamento normanna e nel 1792 fu completata ed adibita a loggia dell'orologio e delle campane. La seconda parte della torre è rivestita anch'essa di pietra bianca di Siracusa. L'interno della chiesa a pianta longitudinale presenta tre navate absidate con arioso transetto al cui centro su robusti pilastri è impostata la cupola. Due arcate, poggiate su colonne binate al centro e su coppie di semicolonne alle altre due imposte, separano, sia prima del transetto che dopo, l'alta navata centrale dalle due minori laterali. Questo impianto, abbastanza complesso e volto quasi a mimetizzare l'assetto longitudinale della costruzione, crea la sensazione di un ambiente a croce greca e soprattutto esalta la centralità della cupola come punto di riferimento sia dello spazio interno della chiesa che dello spazio esterno dell'intero paese di Aci S. Filippo.Assai elegante si presenta la pavimentazione marmorea di tutta la chiesa. Il vasto ed organico manto policromo, il cui primo disegno risale al 1795, fu portato a termine verso il 1820 sotto la direzione di mastro Gioacchino Calì. L'alta navata centrale, su cui si aprono 10 grandi finestre, è coperta da volta a botte. All'inizio, a sinistra del portale, è una gigantesca acquasantiera marmorea di misurata eleganza sulla cui colonna di sostegno è un bassorilievo con S. Filippo d'Agira. Al centro del presbiterio è l'altare maggiore in marmi pregiati, originariamente disegnato dal Battaglia e "piantato" definitivamente nel 1822 (a seguito delle disposizioni del Concilio Vaticano II al centro dell'abside è stata posta una seconda nuova mensa). Lungo le pareti sono gli stalli corali dei canonici. Al di sopra dell'altare maggiore, nella conca absidale, è l'organo con il suo bel neoclassico prospetto. Il 1842 è l'anno del suo ufficiale completamento. Procedendo lungo le navate minori laterali, a destra incontriamo subito il fonte battesimale marmoreo (1789) con coperchio che presenta un agnello con il libro dei 7 sigilli in bronzo (1796); tutt'attorno gira una ringhiera in ferro battuto (1963). Nella parete la prima delle 5 tele che il pittore Antonio Pennisi realizzò a Roma per questa chiesa: il "Battesimo del Cristo". Segue l'altare della Madonna del Carmine, realizzato, come tutti gli altri altari minori, in marmi policromi negli anni 1822/23 da mastro Venerando Patanè. Nella parte superiore è la tela omonima. Superate le prime due arcate si perviene al transetto che presenta il grande altare sempre in marmi policromi dedicato a San Nicola di Bari. Entro due nicche delle pareti laterali del transetto si trovano le statue di "San Filippo Ap." e di "San Giacomo Ap.", compatroni di Aci S. Filippo. Si Tratta di due pregevoli sculture di legno colorato e a grandezza d'uomo; l'autore è ignoto. Riprendendo il percorso lungo la navata destra, superata la porta che si apre sul prospetto laterale di settentrione, s'incontra l'altare della Sacra Famiglia con una tela omonima firmata "D. Joseph Dionisi pin. 1737". Conclude la prospettiva della navata destra la piccola abside con la cappella di San Filippo delimitata dalla balaustrata. L'altare marmoreo del Santo, risistemato nel 1952 su disegno del pittore Francesco Patanè, nella parte superiore ha una nicchia che contiene la statua lignea del Santo. Chi sia il cinquecentesco autore che ha scolpito un San Filippo dal volto forte, incorniciato da nera e folta barba, non è dato saperlo, mentre è databile al XVII secolo la bella veste sacerdotale in argento e rame argentato. Nella parete destra della cappella è ancora una tela settecentesca di "San Filippo in gloria", comunemente attribuita al pittore acese Pietro Paolo Vasta. All'inizio della navata sinistra la prima arcata (in corrispondenza con il fonte battesimale a destra) è priva di altare; segue nella seconda l'altare dell'Annunziata con la tela omonima. Si giunge, più avanti, al transetto sulla cui parete di fondo è l'altare della Madonna del Rosario con una grande tela, sempre del Pennisi. Superati il transetto e la successiva arcata con la porta che introduce nella sacrestia, ultimo altare della navata sinistra è quello del SS.mo Crocifisso con la scultura del Cristo, che, realizzata nel 1639 a Catania dal napoletano Gennaro Gallo e dipinta da Pietro La Badessa, si isola drammaticamente sul fondo di finto marmo della parete. Chiude la navata la cappella dell SS.mo Sacramento: balaustrata ed altare furono disegnati dal Battaglia nel 1764. L'altare venne "riformato" nel 1815 dal maestro Gioacchino Calì; l'anno dopo veniva realizzato da Raffaele Grasso di Acireale il portellino d'argento raffigurante la cena di Emmaus.

L'eremo di Sant'Anna

Fin dal suo nascere, l'Eremo di S. Anna, divenne polo di attrazione per religiosi ed ecclesiastici desiderosi di raccoglimento, di pace, di elevazione spirituale, tanto da fissarvi alcuni la loro stabile dimora.
L'amenità del luogo, il verde disteso della campagna, il religioso richiamo del santuario, ne hanno fatto meta di visite e in qualche circostanza di soste, con le quali prelati della Chiesa, magistrati, uomini di cultura, venivano a rinfrancare lo spirito.
Vanno ricordati i Vescovi di Catania e di Acireale. In particolare Mons. Ventimiglia, Mons. Genuardi, che vi accompagnò nel 1906, il beato Don Michele Rua, primo successore di S. Giovanni Bosco. Poi ripetutamente il servo di Dio Mons. G. B. Arista, secondo vescovo di Acireale, e nel 1925 San Giuseppe Moscati dottore.
Sfogliando l'album dei visitatori troviamo la firma dei Cardinali: Alessandro Kakvoski, Giuseppe Piazza, Giuseppe Francica Nava, Fernando Cento, Ernesto Ruffini, Francesco Carpino, Salvatore Pappalardo.
Gli Ecc. mi Salvatore Bella, Evasio Colli, Salvatore Russo, Pasquale Bacile, Carmelo Patanè, Emilio Ferrais, Luigi Guido Bentivoglio, Giovanni Jacono, Ettore Baranzini, Cristiano Caminata, Giuseppe M. Juen (Cina), Alfonso Carinci, Raffaele Calabria, Francesco Ricceri, Francesco Monaco, Gioacchino Pedicini, Guido M. Casullo, Virgineo Dandeo, Aldo Forzoni, Clemente Gaddi, Venanzio Filippini, Guglielmo Motulese, Maurizio Raspini, Michele Gonzi, Giuseppe Perniciaro, Ignazio Cannavò… per ricordare i più noti.
Tra i laici leggiamo nomi rappresentativi della magistratura, della vita politica e militare, della cultura.
E' interessante leggere i vari pensieri che alcuni di questi visitatori hanno voluto fissare accanto alla propria firma per elogiare l'amenità del luogo, la bellezza del panorama, la pace che invade lo spirito, l'atmosfera soprannaturale, la pietà e bontà degli eremiti, la nostalgia di cielo che si prova a S. Anna.
Non possiamo non ricordare alcune nobili figure sacerdotali, che fecero di S. Anna la loro piccola Betania di preghiera, raccoglimento e di pace: Mons. Francesco Foti, Vicario Generale della Diocesi di Acireale, consigliere e guida della comunità di S. Anna; Mons. Gioacchino Guglielmino, direttore spirituale e amico confidente; P. Generoso Fontanarosa, passionista, confessore e direttore spirituale della serva di Dio Lucia Mangano. Nella pace e nel silenzio di questa casa ospitale, in preghiera scrisse molte pagine della vita straordinaria di Lucia.
Chiudiamo questi brevi cenni della vita del fondatore dell'Eremo di S. Anna, con le parole che il servo di Dio G. B. Arista, di proprio pugno, scriveva iniziando l'album delle firme dei visitatori:
"Bene augurando ai cari eremiti di S. Anna, che rispondano sempre più allo spirito della loro vocazione: preghiera e lavoro".

da it.wikipedia.org

La festa

La festa di San Filippo d'Agira, che ogni anno si tiene ad Aci San Filippo nella prima metà del mese di maggio, ha origini molto antiche ed è senza dubbio il momento più atteso dell'anno oltre che una tipica manifestazione di devozione religiosa e folklore.
Se il nostro paese ha preso il nome dal Santo siriaco, è certo che fin dalla sua nascita dovette esistere una cappelletta a lui dedicata, ma la prima notizia documentata riguardo la festa risale al 10 maggio 1570, ed è rappresentata da un privilegio del vescovo di Catania mons. Antonio Faraone, in cui concedeva che la statua del Santo fosse condotta in processione per tutte le strade della parrocchia il 12 maggio.
Un altro importante privilegio porta la data 11 maggio 1588.
Era in fase di costruzione la chiesa della Madonna della Catena, e l'indomani sarebbe passata di lì la processione di San Filippo.
Nonostante la chiesa fosse incompleta, gli abitanti del quartiere, allora chiamato "delli Scarpi" chiesero al vescovo l'autorizzazione di poter celebrare la Santa Messa nella cappella ancora incompleta che sarebbe stata per l'occasione "commodata di tende e panni".
La licenza venne accordata in virtù della "devozioni delli populi" e il 12 maggio 1588 la processione di San Filippo sostò dinanzi la costruenda chiesa della Madonna per la celebrazione della prima Santa Messa in quella che oggi è il magnifico Santuario della Madonna della Catena.
Nel corso degli anni, la festa ha subito notevoli cambiamenti, agli inizi del '700 si sviluppa la devozione verso i SS. Apostoli Filippo e Giacomo, compatroni della Città, i quali venivano portati in processione assieme a San Filippo d'Agira per le vie cittadine. Tale consuetudine si protrarrà fino al 1960.
Sempre nel '700, erano presenti nove categorie chiamate "mastri di festa delle torce" o "consoli delle torce" ed erano: Clero, donne maritate, donne vergini, donne vedove, i "massari della piana", i "massari delle Terreforti", i "cavallai o bordonari", i "molinari", i "luppinari" e la compagnia del SS. Viatico.
Il loro scopo era quello di partecipare alla processione con delle torce che avevano lo scopo di illuminare il percorso durante le ore notturne.
Nel corso dell'800 la data della festa fu spostata la prima domenica di settembre in coincidenza col ritorno dalla piana di Catania dei Massari, i quali tornavano in paese per un periodo di riposo dopo aver finito i lavori agricoli.
Era questa la cosiddetta "Festa Grande", che dal secondo dopoguerra non ha più avuto modo di rinnovarsi e si è tornati a celebrarla il giorno liturgico del 12 maggio.

da parrocchiasanfilippo.it

 
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